Lo Stato, dunque, che certamente vorrà il bene di tutti i cittadini, si è reso anche conto che i costi sociali di lungo periodo per sostenere i danni provocati dal fumo sono di gran lunga superiori ai “ricavi” di breve periodo derivanti dai monopoli.
Ma al di là delle statistiche, peraltro incontestabili e disastrose, sui danni provocati dal fumo, in molti si domandano (soprattutto i fumatori) se è giusto che lo Stato proibisca per legge non solo un “vizio”, ma anche una “piccola” libertà individuale, un diritto.
In tutta risposta credo che una libertà individuale sia tale se non nega le libertà altrui. Ciò che si sta vietando è fumare nei locali pubblici, dove i non fumatori possono subire il fumo passivo, ovvero qualcosa che non hanno scelto “liberamente” e che gli provoca fastidio e danni alla salute. Mi sembra eccessivo, da parte dei fumatori, scomodare gli ordinamenti talebani e prospettare l’incubo di norme statali sempre più restrittive dopo questo provvedimento.
Il divieto, sono certo, non provocherà epocali crolli degli incassi nella ristorazione, come prevedono i commercianti. E’ la storia a dircelo (oltre che molti altri paesi europei e non). Negli anni 70 una legge impose il divieto di fumare nei cinema. Ciò non provocò la chiusura per fallimento delle sale, ma determinò una consuetudine che si è radicata nelle generazioni successive, tanto che oggi è impensabile fumare nei cinema (e ciò non è ritenuta una limitazione della libertà dei fumatori).
Si dice che stiano già nascendo delle associazioni di fumatori, c’è anche chi ha proposto di raccogliere le firme per un referendum abrogativo della legge. Vedremo. Intanto già è stata annunciata una nuova crociata contro l’abuso degli alcolici….
Antonio Scorrano